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Non serve necessariamente giocare in Serie A o aver vinto una Coppa del Mondo per dimostrare il proprio talento agli Stati Uniti. Oggi uno street footballer con milioni di follower può avere un profilo altrettanto interessante, dal punto di vista dell’immigrazione americana, rispetto a quello di un calciatore professionista.

di Giorgio Polacco – Immigration Attorney, Arce Immigration Law

Quando parliamo di calcio e opportunità professionali negli Stati Uniti, pensiamo quasi sempre ai grandi calciatori, ai trasferimenti internazionali e ai campioni che scelgono la Major League Soccer per proseguire la propria carriera. Lionel Messi è probabilmente l’esempio più rappresentativo di come una singola figura possa trasformare la visibilità e il valore commerciale del calcio americano.

Ma oggi esiste un’altra categoria di protagonisti del mondo del football che merita attenzione: quella dei football content creator, freestyler e street footballer, professionisti che magari non hanno mai giocato in Champions League, ma che raggiungono quotidianamente milioni di persone attraverso i social media. E proprio questa nuova realtà sta aprendo scenari interessanti anche nel diritto dell’immigrazione americana.

Il caso di uno street footballer: quando il talento diventa digitale

Recentemente, nel nostro studio di immigrazione americana, abbiamo affrontato il caso di uno street footballer di fama internazionale, seguito da milioni di persone sui social media. Un profilo decisamente diverso da quelli che siamo abituati ad analizzare quando ci occupiamo di immigrazione sportiva.

Nessun trasferimento tra club professionistici. Nessun contratto milionario con una squadra di Serie A. Nessuna Coppa del Mondo in bacheca. Eppure, davanti a noi avevamo un professionista capace di raggiungere un pubblico internazionale enorme, generare interesse commerciale e costruire una reputazione personale attraverso le proprie abilità calcistiche.

La domanda che ci siamo posti è stata semplice: perché un calciatore dovrebbe poter dimostrare il proprio successo internazionale attraverso i trofei vinti, mentre uno street footballer non dovrebbe poterlo dimostrare attraverso milioni di follower e una notorietà globale? La risposta è più interessante di quanto si possa immaginare.

Il visto O-1: il talento non si misura soltanto con i trofei

Negli Stati Uniti esiste una particolare categoria di visto, denominata O-1, destinata a persone che hanno dimostrato abilità straordinarie nel proprio settore. In ambito sportivo, il visto O-1A permette a un atleta di dimostrare il proprio riconoscimento nazionale o internazionale attraverso diversi elementi, come premi, risultati professionali, articoli di stampa, ruoli di particolare rilievo e altri riconoscimenti documentabili.

Ma il punto fondamentale è che non esiste una regola secondo cui bisogna aver vinto un campionato o militato in una squadra professionistica per poter ottenere un visto O-1. La normativa richiede di dimostrare un livello di eccellenza particolarmente elevato nel proprio settore, non di seguire necessariamente una carriera sportiva tradizionale. Ed è qui che i social media assumono un ruolo interessante.

Un atleta con milioni di follower, collaborazioni con brand internazionali, partecipazioni a eventi di rilievo e una significativa esposizione mediatica può avere elementi importanti per dimostrare la propria reputazione.

Naturalmente, avere milioni di follower non garantisce automaticamente un visto. Occorre dimostrare che quei numeri rappresentino un effettivo riconoscimento professionale e che il candidato soddisfi i requisiti della specifica categoria di immigrazione.

Inoltre, per figure ibride come gli street footballer e i creator, è fondamentale individuare correttamente il settore di attività. A seconda della natura della carriera e dei progetti negli Stati Uniti, può essere necessario valutare anche categorie diverse da quelle strettamente atletiche.

Ma tanti followers possono valere quanto un trofeo?

Dal punto di vista strettamente giuridico, non esiste un’equivalenza automatica tra un trofeo sportivo e il numero di follower. Ma dal punto di vista della reputazione internazionale, la domanda è assolutamente legittima. Immaginiamo due profili. Il primo è quello di un calciatore professionista che ha giocato in importanti competizioni internazionali, ottenendo riconoscimenti e risultati sportivi.

Il secondo è quello di uno street footballer che, attraverso le proprie abilità con il pallone, ha costruito una community di milioni di persone, lavora con grandi marchi sportivi ed è invitato a partecipare a eventi in diversi Paesi.

Sono due percorsi completamente differenti, ma entrambi possono rappresentare forme di successo e riconoscimento internazionale.

La differenza è che il primo ha costruito la propria reputazione dentro uno stadio, mentre il secondo l’ha costruita davanti allo schermo di milioni di persone.

Il nostro lavoro, come avvocati di immigrazione, consiste proprio nel comprendere come documentare queste nuove forme di eccellenza attraverso gli strumenti previsti dalla legge americana. Non basta presentare una pagina Instagram con numeri impressionanti. Bisogna analizzare la qualità del pubblico, la copertura mediatica indipendente, il valore delle collaborazioni commerciali, i risultati professionali e l’effettivo riconoscimento ottenuto nel settore.

Il calcio sta cambiando. E anche l’immigrazione deve confrontarsi con questa trasformazione.

Negli ultimi anni, il mondo del calcio ha progressivamente superato i confini dei novanta minuti. Oggi un football creator può avere un’audience superiore a quella di molti calciatori professionisti. Può collaborare direttamente con sponsor internazionali, partecipare a campagne pubblicitarie globali e diventare un punto di riferimento per milioni di giovani appassionati.

Il valore economico e mediatico di un protagonista del mondo del calcio non dipende più esclusivamente dalle prestazioni in campo. Questo cambiamento è particolarmente rilevante negli Stati Uniti, dove sport, entertainment, marketing e creazione di contenuti sono settori sempre più interconnessi.

Eppure, molte persone continuano a pensare che per trasferirsi professionalmente negli USA attraverso lo sport sia indispensabile avere alle spalle una carriera in una squadra professionistica. Non è necessariamente così.

Le categorie di visto esistenti possono offrire opportunità anche a professionisti che hanno costruito la propria carriera attraverso percorsi non tradizionali, purché siano in grado di dimostrare i requisiti richiesti e abbiano un progetto professionale coerente negli Stati Uniti.

Il futuro del football non si gioca soltanto negli stadi

Il caso che abbiamo recentemente affrontato ci ha confermato una convinzione: il concetto di successo nel mondo del calcio si sta evolvendo molto più velocemente di quanto siamo abituati a immaginare. Un tempo, il riconoscimento internazionale di un atleta si misurava prevalentemente attraverso presenze, titoli e competizioni.

Oggi dobbiamo considerare anche l’impatto mediatico, l’influenza culturale e la capacità di costruire un pubblico globale.

Questo non significa che un milione di follower equivalga automaticamente a un titolo mondiale davanti alle autorità di immigrazione americane. Significa, però, che un talento capace di conquistare milioni di persone attraverso uno smartphone può avere opportunità professionali negli Stati Uniti che, fino a pochi anni fa, sembravano riservate soltanto ai grandi campioni del calcio.

Ed è proprio questa, a mio avviso, una delle trasformazioni più interessanti del rapporto tra sport, digital economy e mobilità internazionale.

Perché nel calcio moderno, a volte, per diventare una star mondiale non serve più uno stadio. Basta un pallone, una videocamera e un talento fuori dal comune.


Giorgio Polacco è un avvocato abilitato in Florida, Partner di Arce Immigration Law, con sede a Miami. Si occupa di immigrazione americana, assistendo atleti, professionisti, imprenditori e figure del mondo dello sport e dell’intrattenimento nei loro progetti professionali negli Stati Uniti.

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